“ … Gli occhi sono fatti per guardare, la bocca per parlare, le orecchie ascoltano – non solo musica – la testa pensa….”F. Moro

6 Ago 2025 - Giovani, GiubileoGiovani2025, PAPA LEONE XIV

“ … Gli occhi sono fatti per guardare, la bocca per parlare, le orecchie ascoltano – non solo musica – la testa pensa….”F. Moro

Don Gabriele ci ha appena ricordato che al centro della vita c’è un ascolto da riscoprire: “Ascoltatelo”!! È l’invito che risuona sul Tabor…. La Parola, quella viva, incarnata, che è Gesù stesso, è il cuore pulsante della fede: è Gesù da ascoltare, da seguire, da mettere al centro….


Ed è proprio questo che ho visto accadere in questi giorni intensi vissuti con i giovani a Roma. Un’esperienza davvero unica di cui i giovani hanno sere!
Allora provo a raccogliere qualche pensiero circa queste giornate condivise, ventiquattr’ore su ventiquattro, con i giovani, a Roma, per il loro Giubileo…


Forse, i giovani custodiscono davvero risorse straordinarie: una sensibilità profonda, una naturale apertura alla relazione, un desiderio autentico di verità e di bene.
Anche quando faticano a trovare le parole per esprimere ciò che sentono, anche quando appaiono distanti o disorientati, raccontano, con il loro silenzio, con i gesti, con gli sguardi, una sete di senso che chiede solo di essere accolta, riconosciuta, ascoltata e accompagnata.


Questa settimana ho avuto, appunto, la fortuna di vivere con loro il Giubileo dei Giovani: che spettacolo!
Spettacolo di entusiasmo, di domande vere, di desiderio di vita!
Chi li incontra da vicino — come educatore, come psicologo, sacerdote, genitore, o semplicemente come adulto attento — sa che, sotto la superficie di certe fragilità, si muove un’energia singolare e dirompente. Un’energia che non va corretta, ma compresa. Che non va forzata, ma accompagnata con rispetto e pazienza.

TORVERGATA - GIOVANI - GIUBILEO - PAVIA - ROMA


Pazienza dunque….quella che forse un po’ ci manca, perchè anche noi, viviamo spesso in continua “accelerazione” e anche noi, come adulti intendo, corriamo il rischio di “perdere l’equilibrio” vivendo, come tutti, dentro questa moderna società digitalizzata, spesso in ansia per avere tutto e subito. In campo educativo peró, lo sappiamo, non funziona così!!


Ognuno di noi, in fondo, lo sa per esperienza personale: cresciamo e fioriamo quando qualcuno ci guarda con fiducia, con amore gratuito, con attesa generativa.
C’è una bellezza discreta nei giovani, anche nei giovani di oggi, che si lascia intravedere solo da chi non ha fretta di arrivare, di definire, di giudicare. È la bellezza di chi cerca il senso delle cose anche quando non sa nominarlo. È il desiderio di trovare adulti che non arrivino con soluzioni in tasca imponendo loro un ruolo e la pretesa di riconoscimento, ma con tempo da offrire, domande da condividere, fiducia da seminare.

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Chi lavora accanto ai giovani lo sa bene: quando vengono accompagnati con serietà, riconosciuti nel loro valore sanno restituire il meglio.
Allora riusciamo a leggere nei ragazzi una dinamica diversa, più profonda, riusciamo ad intuire che i giovani hanno bisogno di sentire sostenute tutte le dimensioni della loro personalità, anche quella della fede.


I giovani non hanno abbandonato la fede, ma chiedono un nuovo che avanzi, uno stile diverso che conduca dritti dritti al cuore della questione: l’amicizia con Gesù e l’ascolto della sua Parola.


Forse, i giovani di oggi non ci chiedono spiegazioni astratte troppo filosofiche, ma esperienze vere. Cercano comunità ospitali, linguaggi capaci di accendere le domande profonde.
Hanno sete di autenticità, di una spiritualità incarnata e vissuta, che non si accontenta dei riti, ma che conduca all’incontro personale con Gesù che accende il cuore e fa vivere la bellezza di una relazione viva, da cui scaturisca la gioia di “sporcarsi davvero le mani” con la vita vera, con il mondo degli ultimi, con la passione per una società e una politica rinnovate nel Vangelo.

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Papa Leone, nel Giubileo dei Giovani, lo ha detto senza troppi giri di parole, invitando i giovani a non essere spettatori, ma protagonisti del Vangelo. Ma è una chiamata che riguarda anche noi adulti. Siamo disposti a smettere di dirigere e iniziare ad accompagnare? Siamo pronti a lasciarci cambiare da loro, mentre li accompagniamo?


Forse è davvero il tempo di “disciplinare un po’ la lingua”, cioè spesso parliamo troppo dei giovani, e camminiamo poco con loro. Proviamo a farlo… facciamolo con delicatezza, con fermezza, con rispetto, con la convinzione che portano già dentro di sé una grazia preziosa, che la società -e anche la Chiesa- ha oggi più che mai bisogno di accogliere.


La Chiesa, proprio perché è madre, saprà ascoltare questo bisogno profondo, accoglierlo con amore, e accompagnarlo con intelligenza e fedeltà. Perché, forse, essere madre non vuole dire esercitare con severità un ruolo, ma con tenerezza custodire la forza e io coraggio di generare sempre nuova vita, libertà, fiducia e futuro.

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