“Le notti che non finiscono all’alba nella via…”

21 Apr 2026 - Adolescenti

“Le notti che non finiscono all’alba nella via…”

A cura di Stefania Capoferri e gli Educatori Ado

“Le notti che non finiscono all’alba nella via…” canta Max.
Ma alcune notti, purtroppo, non finiscono nemmeno quando arriva il giorno.
La morte di Gabriele, nel cuore della notte a Pavia, è una di quelle ferite che restano aperte, che chiedono silenzio prima ancora che parole. Ma proprio in questo silenzio, qualcosa ci interroga…
Quando leggiamo che tra i ragazzi interrogati c’è anche, forse, un minorenne, la reazione è quasi immediata:
Cosa ci faceva un ragazzino in giro alle 3.30 di notte?
Ci chiediamo di chi è la colpa, invochiamo sicurezza, costruiamo distanze.
Ma proviamo a fermare, per un attimo, il pensiero…
Quella parola, minorenne, ci fa tremare…. Perché racconta….
Racconta di adolescenti che trovano nella violenza un linguaggio possibile.
Un linguaggio povero, primitivo, ma potente. Un linguaggio che sostituisce la parola quando la parola manca.


Perché nelle dinamiche di gruppo, nelle ormai note gang, lo sappiamo, l’identità non si costruisce nel tempo del pensiero, ma nell’urgenza dell’adesione.
Non si diventa qualcuno, si evita di sentirsi nessuno.
E allora si agisce. Si agisce per esistere agli occhi degli altri.
La violenza diventa un tentativo, tragico e disperato, di rispondere a una domanda identitaria che non trova qualcuno in grado di sostenerla.


Tutto questo non assolve.
Ma ci aiuta a non fermarci alla superficie.
Ci aiuta a interrogarci. Ci dice che forse arriviamo tardi.
Che incontriamo questi ragazzi quando il gesto è già accaduto, mentre la loro storia, fatta di vuoti di riconoscimento, di fragilità non pensate, di adulti intermittenti o assenti, era iniziata molto prima, vicino a casa nostra, nelle strade dei nostri quartieri, dentro le nostre comunità.
Eppure sarebbe riduttivo fermarsi anche qui.
L’adolescenza non è solo questo, anzi.


È il tempo in cui si gioca tutto, il valore di sé, la possibilità di immaginarsi.
È un tempo potentissimo, attraversato da domande radicali…
I ragazzi hanno dentro una spinta vitale fortissima, una tensione a cercare senso, bellezza, direzione.
Quando questa tensione incontra legami significativi, genera futuro.
Quando resta sola, può trasformarsi in acting out, in rottura, in violenza, un agire che prende il posto della parola.

adolescenti


E quindi? Come e cosa fare?
È tempo di agire. Di cambiare. Di metterci in gioco. Ma non per i ragazzi ma con i ragazzi.
Dovremmo avere il coraggio di interpellare loro, di ascoltarli, di incontrare anche tanti adolescenti e giovani che, come noi, si stanno interrogando.
Quelli che leggono, che restano in silenzio, che sentono , e che, proprio come noi, non trovano le ricette….
Ma insieme possiamo ascoltarci, pensarci, provare a dare forma a ciò che accade.
A breve uscirà, grazie al progetto #Benessereadolescenti, un docufilm, guai a chiamarlo semplicemente “video”, che prova a raccontare proprio questo, l’importanza dell’ascolto, dell’attenzione, del trovare parole per dirsi, per costruire alleanze virtuose tra generazioni, riconoscendosi a vicenda.
I ragazzi non chiedono di essere riempiti.


Non chiedono di essere controllati, ma accompagnati a dare forma a ciò che portano dentro.
Perché è con loro, e non senza di loro, che si costruiscono strade possibili.
Dentro ogni adolescente c’è una domanda viva.
Una sete di senso e di bellezza che, se non trova uno sguardo che la riconosce, rischia di deformarsi.
Ma se viene incontrata, può diventare progetto, legame, responsabilità.
Allora la domanda non può essere solo: “come fermarli?”
Ma può diventare: “come possiamo esserci, prima?”
E questo “esserci” non è un’idea astratta.


È una scelta concreta e quotidiana.
Significa tornare ad abitare i luoghi dei ragazzi, senza delegare.
Significa costruire presenze adulte affidabili, capaci di restare anche quando è faticoso.
Significa creare spazi in cui la parola possa nascere prima del gesto, e il pensiero prima dell’azione.
Significa, soprattutto, riconoscere che il bisogno di senso degli adolescenti non è un problema da gestire, ma una domanda da accogliere.
Forse non abbiamo risposte perfette.
Ma possiamo iniziare da qui: esserci davvero, prima.
Perché ogni relazione che arriva in tempo può ancora cambiare una storia.


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