Adulti in bilico – Lo sguardo delle nuove generazioni: opportunità da cogliere o paure da arginare?
26 Gen 2026 - Adolescenti
La giornata del 25 gennaio 2026, in Oratorio, è stata un tempo prezioso di ascolto e di pensiero.
L’incontro con Paola Bignardi, pur vissuto online per motivi di salute, ha raggiunto tutti con forza e profondità, aiutandoci a entrare, come adulti, in punta di piedi e con rispetto nell’universo giovanile, non da osservatori distaccati, né da “navigati” convinti di sapere già tutto, ma come uomini e donne chiamati ad assumersi fino in fondo la responsabilità educativa propria di una comunità matura.


Una responsabilità che non si esercita occupando la scena, ma facendo spazio;
non dispensando ricette, ma sostenendo cammini.
L’incontro non ha cercato scorciatoie né soluzioni rassicuranti. Al contrario, ci ha aiutati a tenere insieme domande e complessità, a rimettere a fuoco il nostro compito educativo, le nostre posture, le nostre attese.
Non per inseguire risultati facili, ma per chiederci, con onestà, come stare oggi accanto alle nuove generazioni, offrendo ciò che abbiamo di più prezioso: l’amicizia con Gesù e la forza viva della sua Parola.
Il punto è stato chiaro: non si tratta di “aggiustare” i più giovani, né di ricondurli a posture del passato o a proiezioni che abbiamo in testa noi.
Si tratta piuttosto di ascoltare, comprendere e provare a costruire insieme qualcosa di possibile. Qualcosa che non nasce dalla nostalgia, ma dal coraggio di abitare il presente.



È emersa anche una consapevolezza importante: quando i più giovani vengono guardati a partire dalle paure che noi più grandi abbiamo, o dalle nostalgie che ci intristiscono, quando il disagio vuole risposte rapide e rassicuranti, il rischio è quello di trasformare la fatica in un problema da eliminare, invece che in un’opportunità da accogliere.
È qui che il rischio educativo si fa decisione: scegliere di restare in relazione senza scorciatoie, senza risposte facili, accettando l’incertezza che ogni autentico cammino educativo comporta.
Quindi? Come e cosa fare? Paola ha lasciato due buone prassi.
La prima: formarsi come adulti. Continuare a esercitare il pensiero, il confronto, lo studio, sottraendosi alla semplificazione e all’autoreferenzialità.
La seconda: ascoltare e accompagnare. Imparare a camminare accanto alle nuove generazioni, senza imporre il passo, ma accordando il nostro ritmo al loro. Come accade in montagna: il cammino si regola sugli ultimi, non sui primi.
In questa direzione risuonano con particolare forza le parole del nostro Vescovo Corrado che, in una bellissima omelia pronunciata in occasione della festa di San Siro 2025, ricordava come ogni crisi educativa sia, prima di tutto, una crisi dell’adulto, dell’adulto che non sa più trasmettere ragioni per cui valga la pena vivere, un gusto per la vita capace di accendere il desiderio e il cuore.



Da qui emerge un’idea di comunità educante chiara ed esigente: una comunità che non teme le domande, che non rinuncia alla complessità, che non offre risposte facili, ma sceglie di abitare il tempo presente con responsabilità.
Una comunità che non considera le nuove generazioni un problema da risolvere, ma una chiamata da accogliere.
Questo è un orizzonte bello e possibile, concreto, raggiungibile.
A questa visione, oserei dire profetica, deve tendere non solo tutta la nostra riconoscenza al Vescovo Corrado, che ha saputo indicare con lucidità una strada percorribile, ma anche il nostro impegno quotidiano e concreto.
Il nostro Vescovo ci ha indicato una via e ritmato un passo che non arretra, non arranca, ma cerca di farsi vicino, di mettersi accanto, e si fida di arrivare. Ora tocca a noi. Grazie di cuore a Paola, per averci aiutati a rallentare un po’, a respirare, a pensare.
Perché il futuro non si costruisce da soli, “correndo davanti”, neanche sedendosi lamentosi ad attendere una controtendenza
ma camminando accanto.