Adulti in bilico, lo sguardo delle nuove generazioni
15 Gen 2026 - Adolescenti
DOMENICA 25 GENNAIO 2026 ALLE ORE 15.30
PRESSO IL SALONE UP – ORATORIO SAN PIETRO APOSTOLO
PAVIA, VIALE CREMONA 46

Quando i ragazzi dicono “noi ci siamo” cresce la responsabilità adulta è quella di non voltarsi dall’altra parte, mi dice un giovane educatore lamentando una fatica a dialogare con il mondo adulto presente nel suo contesto oratoriano.
C’è un tempo, oggi, che chiede di essere abitato più che spiegato. È il tempo dell’adolescenza, ma è anche il tempo degli adulti chiamati a non sottrarsi. Le immagini di Tor Vergata, gremita di giovani in occasione del Giubileo, e quelle di Roma attraversata da migliaia di adolescenti nel mese si aprile, hanno avuto la forza di una dichiarazione collettiva: noi ci siamo.
Non era solo entusiasmo, non solo festa. Era una domanda silenziosa ma radicale, una domanda di senso…
La sapienza psicopedagogica, da sempre, ci dice che l’adolescente non chiede rassicurazioni facili, ma presenze solide. Non cerca adulti infallibili, bensì adulti capaci di reggere la complessità emotiva, il conflitto, la distanza. Nel solco di questo pensiero, che spesso esponiamo e facciamo risuonare, sappiamo che il disagio non è il “nemico da eliminare”, ma il linguaggio attraverso cui i ragazzi raccontano il loro bisogno di esistere nello sguardo di qualcuno. La vera emergenza educativa non è ciò che i ragazzi fanno, ma il rischio che gli adulti si ritirino, lasciandoli soli nel tempo più delicato della costruzione dell’identità.



In questo senso, le parole pronunciate dal Santo Padre Leone XIV a Tor Vergata hanno avuto un peso enorme: non un richiamo moralistico, ma un riconoscimento. Vi vediamo, vi ascoltiamo, vi affidiamo qualcosa di grande. È esattamente questo che sostiene la crescita: sentirsi visti prima ancora che giudicati. Sentirsi attesi, non tollerati.
A fare eco a questo scenario sono arrivate anche le parole del nostro Vescovo Corrado, quando in occasione della festa patronale di San Siro pronuncia parole chiare e precise: un appello a darsi carico seriamente delle nuove generazioni e ancora, il nostro Presidente, Sergio Mattarella nel discorso del 31 dicembre 2025, quando ha ricordato ai giovani di essere non solo il futuro, ma il presente del Paese.
È qui che si gioca la partita più delicata. Gli adolescenti di oggi non sono disinteressati, né apatici, sono spesso saturi di stimoli ma affamati di senso. Portano dentro un desiderio potente di vita e di futuro, che ha bisogno di adulti capaci di fare spazio, di pensare insieme, di costruire alleanze educative.

Non servono ricette rapide, ma comunità pensanti, capaci di tenere insieme cuore e responsabilità.
In questa prospettiva si inserisce l’incontro del 25 gennaio, nella festa di San Giovanni Bosco, con Paola Bignardi: non come evento celebrativo, ma come evento culturale ed educativo. Un’occasione per interrogarsi sul rapporto tra generazioni, su come guardiamo i nostri figli e su come loro guardano noi. Perché la vera domanda, oggi, non è se i ragazzi “ci sono”, ma se noi adulti siamo disposti a esserci davvero: con pensiero, presenza e una speranza che non neghi la fatica, ma la attraversi.
Ne parliamo con la Professoressa Paola Bignardi una delle figure più autorevoli nel panorama educativo ed ecclesiale italiano, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra adulti, giovani e Chiesa.
Pedagogista ed educatrice, è stata a lungo presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana (1998–2005), esperienza che ha segnato in modo profondo il suo pensiero: uno sguardo sempre attento ai laici, alla corresponsabilità educativa e alla necessità di una Chiesa capace di dialogare con il tempo presente, senza nostalgie né irrigidimenti. Il filo rosso del suo pensiero è chiaro: non esiste educazione senza relazione, e non esiste relazione senza adulti disposti a mettersi in gioco.
Per questo la sua presenza in un incontro rivolto a genitori ed educatori non è mai “teorica”: è un invito concreto a ripensare il nostro modo di stare accanto ai ragazzi, tenendo insieme profondità psicologica, responsabilità educativa e speranza.